Satispay, quando pagare è (quasi) un piacere

ferdinandodeblasio

ferdinandodeblasio

Specialista in comunicazione, copywriter, docente e divulgatore, ho una laurea in Giurisprudenza ma non so come si usa.
Case Study Satispay

In questo Case Study analizziamo la comunicazione di Satispay, la startup n.1 per i pagamenti digitali in Italia.

C’è una frase in grado di scatenare il panico anche nelle comitive più ottimiste, una frase che può rovinare una cena (e anni di amicizia):

“NON SI FANNO CONTI SEPARATI”

Al momento di pagare il conto infatti, dopo aver mediato tra

  • chi dopo essersi mangiato anche le gambe del tavolo vuol pagare alla romana
  • chi essendosi trattenuto preferirebbe che ognuno si pagasse il suo
  • chi ha fatto che dimenticarsi direttamente il portafoglio a casa

scatta la rissa per chi deve raccogliere i soldi.

Sì perché, come da migliore tradizione – vuoi perché i centesimi s’arrotondano sempre per difetto, vuoi per i problemi di cui sopra – chi raccoglie i soldi finisce spesso per rimetterceli.

Ma non vale solo in pizzeria: anche per pagare i campi da calcetto la scena si ripete più o meno uguale.

Se hai vissuto esperienze simili, non disperare: questo post è per te.

Il case study di oggi

Oggi vi parlo di uno dei brand su cui sarei disposto a scommettere, una startup di origine torinese che, determinato che si trattava di un problema di rilevanza sociale, ha sognato una soluzione efficace e si è sforzata perché diventasse realtà: Satispay.

Satispay è l’app gratuita per pagare nei negozi, scambiare denaro con gli amici, acquistare servizi e risparmiare in modo smart.

Questa startup, una delle sempre più numerose che consentono il pagamento con lo smartphone, è arrivata ad assumere una grande rilevanza soprattutto grazie a una comunicazione mirata, varia e molto efficace. Abbastanza da meritarsi un case study dedicato.

Cos’è Satispay?

Satispay è un’app gratuita che consente di pagare negli esercizi commerciali che la adottano, scambiare denaro con i propri contatti, acquistare servizi, pagare bollettini – anche alla PA – pagare il bollo auto e moto, impostare obiettivi di risparmio…

Target

L’analisi dell’ascesa di Satispay deve necessariamente cominciare da qui: dal suo bacino di utenza, destinatario privilegiato della comunicazione del brand.

Se è vero che il problema – quello che i markettari chiamano insight – che ho illustrato qui sopra è vecchio come il mondo e si tramanda di generazione in generazione, la soluzione è invece rivolta a un pubblico ben determinato.

Un pubblico che ha grande familiarità con le (e trattandosi di soldi, soprattutto fiducia nelle) nuove tecnologie, e già in odore di indipendenza economica. Un pubblico che odia attendere, che ama condividere, molto sensibile alle dinamiche di gioco e al passaparola ma quasi completamente immune alla comunicazione pubblicitaria tradizionale.

In altre parole: i millennial.

La generazione precedente infatti, pur manifestando lo stesso bisogno, nel nostro paese non ha la stessa confidenza con la tecnologia da poter essere innovatrice in questo campo.

Ciò non significa che non siano un pubblico appetibile, piuttosto che faranno probabilmente parte di quella maggioranza tardiva di consumatori che adottano le novità solo una volta che sono ben consolidate.

Da questo punto di vista è più verosimile che ad abbracciare Satispay dopo quella dei millennial sia piuttosto la generazione successiva, nativa digitale, che deve solo raggiungere la propria maturità economica.

Diamo i numeri

Secondo una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2017 i pagamenti con smartphone in Italia hanno movimentato oltre 70 milioni di euro, con circa 500 mila utenti attivi: Satispay ne conta oltre 300.000.

Posizionamento

Cosa distingue Satispay da tutte le altre app di pagamento?

Alla base del posizionamento di Satispay c’è una scelta coraggiosa: quella di costituirsi come network di pagamento indipendente in cui Satispay stessa è l’unico intermediario della transazione.

Quella di Satispay, in altre parole, è una community di esercenti e consumatori.

Questa scelta, che da un lato consente di implementare una grandissima varietà di servizi e di restare vicini alle esigenze degli utenti aumentandone la fiducia e la fidelity, dall’altro – almeno in fase iniziale – costituisce un limite: è possibile pagare con Satispay solo se l’esercente fa parte del circuito.

Ma come ha fatto Satispay a costruire la sua community, rendendola solida e fidelizzata? La risposta potrebbe sorprendervi.

Anzi no.

Referral e Reward

Nota: per referral si intende una tecnica del marketing che mira a innescare il passaparola facendo leva su principi di simpatia e fiducia (come codificati da R. Cialdini).

La strategia di referral non è una novità: già negli anni ’50 Tupperware incoraggiava le casalinghe a ospitare a casa propria dei “Tupperware party” a cui invitare le amiche per mostrare i prodotti.

In questo modo, l’azienda si serviva dell’autorevolezza e della fiducia di chi ospitava il party nei confronti della sua cerchia di contatti.

Nel mondo del digital, splendido esempio di strategia di referral marketing è rappresentato dalla vicenda di DropBox.

In principio, l’oggi famosissimo sistema di archiviazione in cloud faceva fatica a decollare; regalando a chi faceva iscrivere un amico spazio di archiviazione gratuito innescò un passaparola inarrestabile, alla base del suo successo odierno.

Quelli di Satispay sono stati audaci anche qui, quasi sfacciati: a chi fa iscrivere un amico e all’amico che accetta l’invito regalano nientemeno che… soldi. Grano, cash, money baby!

Certo, uno potrebbe decidere di prendersi i 10 euro di benvenuto e poi sayonara.

Per tenerli inchiodati alla piattaforma però, e anzi incentivarne l’utilizzo, Satispay premia gli utenti anche con il suo famoso cashbackun rimborso in percentuale sulla spesa effettuata.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Lato utente, significa risparmio immediato. Lato esercente, il cashback costituisce un’opportunità di farsi conoscere dal network: l’adesione al programma di cashback è infatti su base volontaria e gli esercizi coinvolti vengono evidenziati nella schermata dell’app (che inutile dirlo sfrutta la geo-localizzazione).

L’impostazione in forma di community, che fa in modo che più utenti usano l’app e maggiori sono i vantaggi per tutti, garantisce al brand una schiera agguerrita di follower pronti a diffondere il verbo.

Insomma, Satispay sembra aver interpretato benissimo le esigenze del suo core target: connessione, processi smart e denaro. Cari Millennial, facciamocene una ragione.

Un’occasione persa?

Unica nota dolente del programma di referral – un dettaglio che sarebbe insignificante, se Satispay non fosse così attenta ai dettagli – è l’attenzione nei confronti dei cosiddetti evangelist: quelli cioè che sono maggiormente attivi nel diffondere l’applicazione, vuoi perché entusiasti, vuoi per denaro (il risultato è lo stesso).

Un mio amico, quello per cui ho cominciato a usare l’app e molto attivo (praticamente un martello) nella sua diffusione, qualche tempo fa mi ha mostrato questo messaggio:

“Gentile utente, ti contattiamo per informarti che hai raggiunto il limite di assegnazione e utilizzo del Bonus previsto dal programma “Community Bonus”, finalizzato a promuovere il brand Satispay e l’utilizzo della propria app mobile. Ti ricordiamo che potrai continuare ad invitare i tuoi amici, utilizzando il tuo Codice Promo, ma il valore nominale del tuo Bonus sarà di 0,00 (zero) Euro ciascuno. A presto, Satispay Team”

Ora, il limite all’assegnazione del bonus è sacrosanto, ma il modo in cui è stato comunicato il suo raggiungimento mi ha lasciato perplesso: invece di valorizzare chi ha procurato loro numerosi utenti lo raffreddano con un messaggio del genere. No way, Satispay!

Il copy è importante anche nelle piccole cose: perfino un error 404 può essere un’occasione per fare buona comunicazione

In questo modo il brand ha perso un’opportunità per fare buona comunicazione e riconoscere valore a chi lo ha generato. Sarebbe bastato un meccanismo di premio/riconoscimento puramente nominale, simile a quello delle Local Guides di Google. Ma anche solo un grazie, eh.

Questo ci conduce al prossimo argomento:

Copywriting

C’è da dire che in generale, quando si tratta di copy, Satispay non è proprio cintura nera di empatia. I testi non si sbilanciano mai troppo e si limitano a far passare il messaggio.

Dal copy – che si tratti di testi per il sito o i social media – non emerge la personalità del brand.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Certo, in compenso il copy di Satispay riesce nell’intento di semplificare e rendere fruibili al volo concetti e processi – che trattandosi di denaro, non è mica facile.

Satispay sa che il suo pubblico non ha tempo da perdere e, a differenza mia, non si dilunga: va sempre dritta al punto, esponendo sinteticamente quello che ha da offrire, con call to action (la richiesta a chi legge di fare qualcosa) precise e chiare.

Il suggerimento è quello di trovare un registro adeguato al pubblico che, se non proprio amore, perlomeno susciti simpatia e incentivi l’interazione. Per farlo, occorre lavorare sul tono di voce perché sia in sintonia con la parte visual della comunicazione, che invece è molto caratteristica.

Copy level: vecchia zia.

Visual Strategy

Sul visual Satispay si ringalluzzisce – come quando a una festa noiosa entra la tipa che ti piace: tutte le grafiche, le immagini e i font sono armoniose e coerenti tra loro, su tutti i supporti, il che rimanda l’idea di una visual strategy ben chiara.

Qui sì che emerge tutta la personalità di un brand giovane, pensato da giovani, per i giovani (ho già detto giovani?).

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Le grafiche, caratteristiche e immediatamente riconoscibili in mezzo al caos di contenuti visivi cui siamo sottoposti durante la giornata, sono il vero punto di forza della comunicazione di questa StartUp.

In particolare apprezzo il tratto semplice e la scelta di ricorrere soltanto al grigio e al “rosso Satispay”. Si obietterà che seguono soltanto la moda del momento. Sì, e allora?

Visual level: Uptown funk.

Content Strategy

Molta grafica, molti video e perfino un podcast su Spreaker (SatisPlay): Satispay si è gettata nel flow dei contenuti attualmente più apprezzati dai millennial con disinvoltura invidiabile.

I contenuti sono perlopiù pensati per informare i follower sulle novità del brand o sulle feature dell’app, ma è possibile anche trovare approfondimenti su temi affini a quelli del brand come Brexit, mobile payment e fintech, tanto per citarne alcuni.

Sorprendentemente (ma neanche tanto, visti i bisticci con la parte copy) la strategia di contenuti di Satispay non include i classici contenuti tipo blog post o articoli, e il compito di raccontare in profondità il brand viene affidato completamente al podcast e ai video.

Ancora una volta, una scelta in controtendenza che penso possa rivelarsi molto interessante.

Strategy level: Age Of Empires

Satispay e i social

Linkedin, Twitter, Instagram, Youtube e ovviamente Facebook: la strategia social di Satispay è davvero a 360°. Punto di forza o di debolezza?

Nel progettare una strategia social, normalmente sconsiglio di presidiarli tutti, perché ogni social richiede cura, cioè tempo e/o denaro, e contenuti ad hoc – ma devo dire che Satispay si sta comportando abbastanza bene.

Equilibra la distribuzione creando anche contenuti specifici per diversi canali (poi se ci scappa la condivisione dall’uno all’altro non casca mica il mondo).

In particolare, oltre a Youtube e Spreaker – cui è affidata la parte più corposa dei contenuti di approfondimento – la testa d’ariete della comunicazione digital di Satispay è Instagram.

Il feed della startup è infatti molto ben studiato, ricco di grafiche su misura (non per niente sono il loro punto forte) e di piccoli video fruibili nel tempo di uno scroll.

Su Instagram pubblicano assiduamente anche le stories, che se usate nel modo giusto possono davvero fare la differenza in una strategia di comunicazione. Alle stories ad esempio, con la rubrica “Agnese spiega cose” affidano la diffusione di informazioni spicciole sull’app e il mondo Satispay.

(Io non riesco a guardarla per più di 5 secondi prima che mi venga il nervoso, ma ehi: i gusti sono gusti).

Social level: Swiss Army Man

La Newsletter di Satispay

Proprio da una stories ho appreso del lancio della newsletter di Satispay. Uno strumento fondamentale in qualsiasi strategia di comunicazione, perché una mailing list nutrita e ben segmentata ti mette al riparo almeno in parte dai capricci degli algoritmi di social e motori di ricerca.

La newsletter di Satispay rispecchia l’impostazione generale della comunicazione del brand: pulita, chiara e dritta al punto.

Rispetta inoltre le regole fondamentali dell’ingaggio per questo tipo di strumento avvalendosi dell’ormai irrinunciabile personalizzazione, di contenuti diversificati (immagine, video, testo) e di poche call to action ben chiare.

kevin costner postman - per satispay

Del resto, da una newsletter per una app che si occupa di pagamenti non è che puoi pretendere newsletter enciclopediche: dev’essere spartana, esplicita, efficiente. E quella di Satispay consegna il messaggio, costi quel che costi.

Newsletter level: Kevin Costner in The Postman

Facciamo i conti con l’oste

Mi capita spesso di sentir dire che se un prodotto vale (e ha un buon posizionamento), allora “si vende da solo”. Sono d’accordo solo in parte: il passaparola va comunque innescato e sostenuto con campagne di comunicazione mirate.

Con la strategia di referral e di reward, Satispay si è garantita un buon bacino di utenti fedeli; con la comunicazione mantiene alto l’interesse e fa conoscere le novità dell’app. Ma per diventare un vero Lovemark c’è ancora un salto di qualità da fare, creando esperienze più coinvolgenti – un primo tentativo di introdurre la gamification è stato fatto con una recente “caccia al tesoro” – e trovando un Tono di Voce che si guadagni la simpatia dei propri utenti.

Le premesse sono buone, e credo sia un brand da tenere d’occhio.

Leggi anche: V per Velasca

Ti è piaciuto questo articolo? Fammelo sapere!

Clicca qui sopra oppure lasciami un commento qui sotto :)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *